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Palazzo Madama è il cuore millenario  di Torino. Un cuore che vive della presenza e dell’affetto dei suoi cittadini . Puoi aiutare i musei con un piccolo gesto dal grande impatto: sostenere la cultura con un dono significa compiere un gesto d’amore verso l’eredità culturale delle future generazioni.
Fatti avanti

Oggi puoi sostenere i musei della Fondazione Torino Musei attraverso un progetto di restauro. Il tuo contributo salva venti ritratti in miniatura del Sette e dell’Ottocento che l’azione del tempo sta irrimediabilmente compromettendo. Questi capolavori, prodigio della tecnica del dettaglio, fotografano l’anima di un’epoca. Si incrociano i volti e le storie di questo periodo: duchi, militari, fanciulli e regnanti, giovani uomini e donne che l’arte del ritratto ci riporta in vita. 

Il tuo contribuito ha un impatto immediato. Quanto maggiori saranno le donazioni, tanto maggiore sarà il numero delle miniature restaurate. 

TU fai la differenza

Dietro ogni volto si cela una storia e tante piccole curiosità dell’epoca. Qual era l’acconciatura all’ultima moda? Il cappello per gli uomini: necessità o vezzo? Quale musica si ascoltava? Scegli il volto o la storia che ami di più e adottala con una donazione.

L'arte delle miniature

Ieri… La miniatura ha da sempre un duplice valore simbolico: celebrativo, glorificazione di una dinastia o di una famiglia aristocratica, o affettivo, dono intimo tra persone che si vogliono bene. Questo tipo di oggetto raggiunse l’apice della diffusione nel Seicento durante il regno di Luigi XIV di Francia, quando anche il retro della miniatura si impreziosì di messaggi d’amore e decorazioni con ciocche di capelli della persona cara, disposte secondo articolate geometrie decorative. Il ritratto non fu solo espressione di intesa amorosa, ma anche di maternità, lutto, e molti altri sentimenti: ne è un esempio la moda ottocentesca del lover’s eye, ritratti miniati dell’occhio del proprio amante, promessa di fedeltà e amore eterni.

Oggi… Nell’attuale era del digitale, il ritratto non è scomparso ma anzi si è arricchito di un forte significato sociologico. Oggi il ritratto fotografico, il selfie, è strumento di espressione della propria personalità. Come ai tempi di Maria Antonietta, la rappresentazione di sé è affermazione della propria individualità e della nostra storia, di un presente che si fa eterno.

Un po' di storia...

La miniatura si distingue per le piccole proporzioni, per tecniche e materiali particolari, studiati appositamente per raggiungere la maggior efficacia su piccoli formati. Il termine deriva da MINIUM, un raro minerale dal quale si ricavava il colore rosso utilizzato nelle immagini decorative e nelle lettere iniziali dei capitoli di manoscritti. I primi ritratti in miniatura risalgono al XVI secolo, alla corte di Francia e d’Inghilterra, dove re Enrico VIII si faceva immortalare in piccoli capolavori di precisione. Il genere si diffuse dal XVIII secolo dando vita a diverse scuole in Europa. Nel 1839 la nascita del dagherrotipo, primo strumento fotografico per la produzione di immagini, fu un vero successo di pubblico e indusse molti miniaturisti a convertirsi all’arte della fotografia decretando l’inevitabile declino del ritratto in miniatura.

L'arte del collezionare

Gran parte delle miniature nelle raccolte di Palazzo Madama provengono dalla collezione di Alberto Bruni Tedeschi, imprenditore industriale e fine compositore, una delle personalità di spicco del ‘900 italiano. Egli si distinse come collezionista di grande sensibilità: nel 2005 la famiglia ha donato a Palazzo Madama la sua collezione di 130 miniature, che traccia la storia del piccolo ritratto in Europa dal terzo quarto del XVIII secolo alla metà dell’Ottocento, attraverso una panoramica di soggetti di natura intima e familiare accanto ai quali si snodano i ritratti delle famiglie regnanti e di grandi politici, militari, letterati, artisti, medici e scienziati. Vi sono rappresentate le principali scuole europee: Jean-Baptiste-Jacques Augustin e Jean-Baptiste Isabey per la Francia, George Engleheart, Andrew Plimer e Charles William Ross per l’Inghilterra, Moritz Michael Daffinger per l’Austria, Augustin Ritt per la Russia, Giambattista Gigola per l’Italia. Dalle parole di Bruni Tedeschi: La gloria del piccolo è la più difficile gioia, perché è necessario avere un grande occhio.

Scuole, tecniche e materiali

Scuole

La ritrattistica in miniatura vede distinguersi due scuole fondamentali, la scuola inglese e quella francese. La scuola inglese, distintasi per le linee semplici dipinte a guazzo su pergamena o cartone, vede nel periodo Tudor (XVI secolo) pochissime donne rappresentate, mentre nel periodo Stuart (fine XVI - XVII secolo) domina il ritratto femminile. Nel periodo chiamato Reale Accademia (secondo XVIII inizio XIX), trionfa l’acquerello su avorio.

La ritrattistica francese si sviluppa durante il regno di Luigi XV con un particolare gusto per le scene allegoriche e mitologiche. L’arrivo a Parigi di Rosalba Carriera, eccellente miniaturista veneziana, segna da un lato l’impiego di un materiale pittorico inusuale ma molto apprezzato come l’avorio, dall’altro la moda del ritratto intimistico

Tecniche e Materiali

Il materiale di supporto per le miniature è assai vario, così come le tecniche utilizzate. Nella collezione di Palazzo Madama ci sono esempi  di pittura ad acquerello su pergamena , di gouache su cartoncino trattato, smalto su ceramica, fino alla  più diffusa e luminosa pittura su avorio. Anche le cornici sono in materiali diversi, dal bronzo dorato al legno intagliato . Una particolare curiosità è racchiusa sul retro di alcune miniature: ricami e complessi intrecci di capelli della persona ritratta evocano memorie di affetti e passioni legate ai piccoli ritratti.